Il Salento costituisce quel lembo di terra che forma il tacco dello stivale. Inserita tra due splendidi mari: lo Ionio (a Ovest) e l'Adriatico (a Est) con più di 250 Km di costa a volte bassa e sabbiosa, a volte alta e frastagliata.
Fu terra di conquista nella parte orientale con il passaggio di greci,bizantini,pirati barbareschi. I primi abitanti del Salento furono i Messapi, famosi allevatori di cavalli, che arrivavano dalle coste dell' Illiria.
Il Salento è una regione peninsulare della Puglia sud-orientale


Il Salento geografico corrisponde alla vecchia Terra d'Otranto e perciò comprende tutta la provincia di Lecce, con 97 paesi e 39 piccole frazioni immerse nel verde degli uliveti secolari, del tabacco e delle vigne, con le case bianche e le strade strette e tortuose, ognuno con un proprio dialetto e in alcuni paesi si parla ancora il greco, quasi tutta quella di Brindisi e parte di quella di Taranto, secondo l'asse che congiunge Ostuni a Taranto.
Si estende dalla cosìddetta 'soglia messapica' fino al capo Santa Maria di Leuca, tra il Golfo di Taranto (mar Jonio) e il canale d'Otranto (mare Adriatico).
Un altro aspetto peculiare del Salento è quello naturalistico, con ben 1390 specie diverse di piante da fiori.
S. Maria di Leuca.Ciò che la cultura e la mano sapiente dell’uomo hanno edificato, ingentilito a loro misura nel corso dei secoli, si fonde al clima favorevole, al mare limpido, al sole immancabile, alle coste rocciose alle grotte ed alle altre bellezze profuse con generosità dalla natura a questa terra di Leuca.
Il fascino di questo gioiello incastonato nella roccia ed abbracciato dal mare è anche legato alle sue ville, tutte uniche per lo stile e la particolarità, e tutte intrise di storia. La prima villa con giardino è del Barone Romasi. Nel 1868 le ville, ubicate nella marina, erano dieci, ma un anno dopo erano già quindici. Nel 1876 se ne contano venti e appena 5 anni dopo, sono registrate nel brullo territorio di Leuca, fatto di dura roccia a dislivelli, quarantatre ville. Insomma una gara frenetica tra nobili famiglie che si contendevano i terreni esposti al sole sullo sfondo del promontorio japigeo.
Ma come mai tante ville a Leuca? “Qui, in Leuca la limpidezza del cielo, l’aria pura e saluberrima, la successione dei fenomeni atmosferici e metereologici, i venti che scuotono e sollevano il profumo delle piante aromatiche, rendono la dimora quanto utile altrettanto lieta e piacevole”. Così scrive Giacomo Arditi nel volume “La Leuca Salentina” del 1875.
Le prime 16 ville sono tutte in stile toscano, con intarsi a merletto, ma che non presentavano particolari decorazioni anche perché gli architetti erano soprattutto dei maestri che lavoravano su modulo, come mastro Vincenzo Torsello, mastro Eliseo Stasi, mastro Michele Rizzo. È dal 1874 (da quando furono progettate da ingegneri) che le ville cambiano volto e ne ritroviamo gli stili più disparati: lo stile jonico, quello gotico, francese, toscano, pompeiano, risorgimentale, moresco, arabo, seicentista, cinese.
I principali architetti sono G. Ruggeri, Carlo L. Arditi e Achille Rossi.
Una villa di rispetto doveva avere la chiesetta di famiglia, il pozzo, un ampio giardino con pini centenari e palme, nel verde della macchia mediterranea e della verdura di stagione coltivata dai “coloni” per i lauti banchetti che si consumavano ogni giorno.
La vita, in queste ville, d’estate era molto monotona; infatti, ai primi bagliori del sole, le eleganti e belle signore si recavano a fare il bagno nelle “bagnarole” che nascondevano da occhi indiscreti le pochezze dei costumi. Gli uomini invece si dedicavano alla pesca.
Nel tardo pomeriggio la solita passeggiata sulla strada costiera costruita nel 1877; le signore con l’ombrellino bianco e guanti, i cavalieri con il panciotto e il cilindro. I figli, invece, alla ricerca di nuovi amori, che sfociavano quasi sempre nel matrimonio. La serata si concludeva sulla pista da ballo del Club Minerva.
Poi apparvero le prime carrozze, tutte nere con i sedili di velluto, ed ogni villa aveva la sua stalla per i cavalli e il box per la carrozza.
Con l’avvento del ‘900, abbiamo le prime “carrozzabili”, ed allora a suon di clacson, si sfrecciava tra le strade in terra battuta di Leuca. I colori sociali delle ville erano due: giallo frumento e color aragosta.
Nel gennaio del 1944, le ville vennero occupate dai profughi. In pochi giorni ne giunsero quasi 4000, che danneggiarono gli affreschi e gli arredi. Solo tre anni dopo tornarono ai legittimi proprietari. Per molto tempo, le ville sono rimaste in abbandono e nell’incuria generale. Ma negli ultimi anni molte sono state ristrutturate e sono ritornate al loro antico splendore, proprio come un secolo fa, quando Leuca era la “Portici del Capo”.

S. Maria di Leuca.Il Santuario è stato eletto a Basilica minore il 7 ottobre 1990; da allora, la devozione verso la Madonna de Finibus Terrae è andata sempre più incrementandosi, tanto che oggi è meta di numerosissimi pellegrini provenienti da ogni parte del mondo.
Nel 2000 la Basilica-Santuario si è arricchita di tre bellissimi portoni in bronzo, opera dello scultore Armando Marrocco. Questi i nomi delle tre porte: Janua Coeli (la porta centrale), l'esodo (destra), Stella Maris (sinistra).
Nel piazzale si può ammirare la colonna Mariana, risale al 1694, opera di Filiberto Aierbo d'Aragona, duca di Alessano e principe di Corsano, sulla quale è stata collocata una Madonnina in preghiera, che riceve il saluto dell'Angelo posto all'inizio degli archi.


CASTRIGNANO DEL CAPO
A Castrignano del Capo merita di essere visitata la Chiesa Madre dedicata a San Michele Arcangelo. I lavori iniziarono il 2 aprile del 1743 sulle rovine di una precedente chiesa, distrutta dal terremoto che il 20 febbraio dello stesso anno sconvolse tutta la penisola salentina. Fu completata nel 1751 e il 22 dicembre avvenne la consacrazione alla presenza del vescovo D. Luigi D’Alessandro, del Sindaco Bartolo Angelici e di tutta la popolazione. Il materiale usato nella costruzione è il cosiddetto “carparo”, calcare sabbioso duro che è molto resistente alle intemperie.
La chiesa misura 17 metri in altezza, 36 in lunghezza e 11 in larghezza.
Il portone centrale è riccamente lavorato con bassorilievi (angeli, motivi floreali), da stemmi che ricordano la vecchia chiesa, e una statua in pietra di San Michele adagiata al centro di una cornice che poggia su due colonne laterali.
La chiesa, ad un’unica navata ha sei altari laterali tre per lato e numerose tele raffiguranti S. Oronzo, San Michele, S. Giovanni Battista, la Madonna delle Grazie, la Vista di Maria ad Elisabetta.
Vi è inoltre la statua in legno di S. Michele Arcangelo del 1707 opera del famoso scultore napoletano Nicola Fumo, intorno alla quale si sono create varie leggende, una delle quali attribuisce alla statua dei poteri soprannaturali che nel 1867 liberarono il paese da una spaventosa epidemia di colera.
Come tutto il territorio salentino anche Castrignano del Capo, con il suo litorale, offre numerose torri costiere, alcune diroccate, altre distrutte di cui se ne possono vedere solo i ruderi.
Furono fatte costruire dagli spagnoli e servivano per dare maggiore sicurezza alle popolazioni, sempre vittime delle incursioni devastatrici, che abitavano lungo la costa o nell’entroterra. Alcune erano torri-vedetta, altre di difesa.
In località Marchiello si può notare quello che resta dell’omonima torre di forma tronco-conica; proseguendo verso Leuca, all’ingresso della marina, in buono stato di conservazione,vi è la torre dell’Omo morto.
La sua edificazione risale al 1555 ad opera di Andrea Gonzaga e fino al 1860 fu abitata. Al suo interno sono state rinvenute delle ossa umane.
Un’altra torre di difesa sorgeva sul promontorio japigeo ma oggi ne esistono solo labili segni, oltre ai testi degli storici locali.
La torre più bella si trova nella frazione di Salignano al centro del paese. È stata costruita nel 1550 La base ha un diametro di circa 20 metri ed un'altezza di 15. Era una torre di difesa, ma grazie ad un tunnel sotterraneo gli occupanti, in caso di pericolo, potevano abbandonare la struttura e fuggire in aperta campagna.

Giuliano è uno scrigno di tesori. La testimonianza più antica è il Menhir “menzi” l’unico in provincia con “cappello”.
Il centro abitato si ritiene fondato da un centurione romano e successivamente ingranditosi con la distruzione della città messapica di Vereto.
Una passeggiata nel centro storico è un tuffo nel passato. La chiesa parrocchiale, del cinquecento ha subito nei secoli diversi interventi di restauro ed è dedicata a San Giovanni Crisostomo. Si può visitare inoltre la chiesa della Madonna del Canneto del XVIII secolo, che conserva una bella statua in legno della Madonna. Alla periferia del paese invece si trova la chiesetta di San Pietro, monumento nazionale di terza categoria dal 1871 (vedi capitolo sulle chiese).
Non passa inosservato il castello con il suo fossato e i quattro bastioni.
Il borgo antico è ricco di iscrizioni ed epigrafi latine alcune dannegiate dall’erosione della pietra. Molte ripartono brani biblici, altre motti di buon auspicio. Una delle più interessanti si trova sulla porta di un frantoio ipogeo, nelle vicinanze del Menhir: “impiantato non con speranze di guadagno- si legge - ma di libertà, nell’anno del Signore 1789”.
